In diretta dal Congresso dell'American Society of Clinical Oncology, in corso a Chicago dal 4 all'8 giugno, interviste video, notizie ed abstract, della quattro-giorni dedicata all'oncologia.
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I brevetti di molti farmaci biotech sono in scadenza, di conseguenza, si pone il problema, ma anche l'opportunità rappresentata dall'ingresso nel mercato dei farmaci biosimilari; da un lato i vantaggi di tipo economico, per il risparmio nella spesa farmaceutica, dall'altro i dubbi reali o presunti sull'affidabilità e la sicurezza delle caratteristiche del biosimilare rispetto alla molecola originale. Inoltre, esiste anche il rischio che si crei un mercato parallelo di farmaci biosimilari a basso costo, provenienti da Paesi che non garantiscono la provenienza (per es. attraverso internet). Prendere i vantaggi, contenendo i rischi per la sicurezza dei pazienti è possibile? Quali le soluzioni?
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La necessità di ricevere informazioni chiare e non discordanti sui farmaci biosimilari è trasversale a tutte le professioni sanitarie ed emerge indirettamente anche dalle risposte ottenute in precedenti sondaggi condotti da talune società scientifiche, che rilevano la presenza di grande confusione tra gli stessi professionisti. Ma chi dovrebbe occuparsi della formazione/informazione diretta ai medici sui farmaci biotech e i biosimilari? Ha senso distinguere tra enti istituzionali e privati o tra istituzioni indipendenti e portatrici di interessi economici? Oppure, sarebbe auspicabile la creazione di un tavolo di lavoro comune, in cui siano rappresentate le istituzioni sanitarie, i rappresentanti di società scientifiche e perché no, di società di pazienti?
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